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Simone Zulian un homebrewer in terra vinicola

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primi sui motori con e-max

 

Homebrewer, l’arte di farsi la birra in casa pratica ormai diffusa e adottata da molti aspiranti birrai… ma con quali risultati?

 

Simone Zuglian

Intervistiamo un giovane homebrewer proveniente da Valdobbiadene ridente cittadina vitivinicola sita in provincia di Treviso.

Abbiamo conosciuto Simone durante la recente seconda edizione dell’Arte Cultura e Luppolo, parlando con lui ci siamo fatti raccontare la sua esperienza da homebrewer.

Simone ci racconta che durante una passeggiata tra i boschi in compagnia del padre nel 2010 gli venne una gran voglia di bere una buona birra, ispirato dal posto, si chiese “ma chissà come si farà la birra?”.

Chiese a suo padre che rispose che la nonna la faceva utilizzando il luppolo raccolto al margine delle ferrovie, da questa semplice risposta l’avventura di Simone ebbe inizio cosi per caso senza sapere il perché, ripensandoci afferma sembra quasi una mistica chiamata.

Arrivato a casa, iniziano subito le ricerche sul web, proseguendo la curiosità cresceva sempre più, non passo molto tempo prima di rendersi conto che utilizzando i preparati già luppolati produrre la birra era cosa molto semplice cosi subito si forni del kit e inizio la sua produzione.

La sua prima birra fù una Stout, ovviamente essendo la prima “cotta” usò le pentole della mamma e i fornelli della cucina, nel frattempo continuava a documentarsi a leggere e a interagire con altri homebrewer nei più seguiti forum del settore.

Ci racconta che a suo malgrado il materiale carpito da forum o dai vari siti, non è che sia del tutto esatto e completo, trovandosi a risolvere serie problematiche, molteplici dubbi…. Decise di acquistare il libro di BertinottiLa tua birra fatta in casa”, con l’aiuto di quest’ultimo la sua preparazione e le sue conoscenze stavano crescendo. Più le sue conoscenze aumentavano più la birra da kit gli stava stretta, sia per una mediocre qualità sia per la non possibilità di creare una birra propria.

Impianto

Quindi dopo 4-5 birre da kit decise di attrezzarsi per cimentarsi nello step successivo la tecnica dell’E+G “estratto + grani”.

Da quel momento le prime soddisfazioni cominciarono ad arrivare, con l’aiuto del programma free HobbyBrew creo le sue prime ricette, ci racconta che le notti passate in bianco a progettare le ricette e le procedure ormai non si contavano più.

Passava il tempo e le soddisfazioni date dagli amici, parenti e da lui stesso si accumulavano, da lì la decisione di espandere ulteriormente le sue conoscenze dei vari stili birrari assaggiando quante più birre possibili, commerciali e artigianali. 

A mano a mano che il suo gusto si affinava, capiva sempre più che per quanto ricca di soddisfazioni pure la tecnica dell’E+G presentava limiti alla sua creatività, cosi la scelta del passaggio alla tecnica dell’All-Grain.

Fin dall’inizio il progetto gli sembrava molto ambizioso e caparbio si voleva cimentare da subito con un impianto automatico con resistenze, sonde di calore, controlli, pompe…. pero alla fine la domanda che Simone si è posto e stata quella che forse sarebbe meglio iniziare e affinare la tecnica utilizzando un classico impianto manuale composto da pentole e i classici fornelloni a gas. 

ImpiantoAll’inizio del 2012 ci spiega di aver ultimato il suo impianto a caduta da 50Lt di birra finita “fiero ci dice che i tempi degli spostamenti delle pentole fra i fornelloni, il raffreddamento sono finiti”, si forni di un più completo “Beer Tools Pro” e partendo dalla base delle ricette buone sviluppate in E+G inizio a svilupparle per la tecnica All’ Grain.

Fino a ora ha sviluppato tredici ricette basate su altrettanti stili birrari, dalle Belghe forti e corpose alle Inglesi profumate e asciutte fino alle classiche beverine Tedesche, inserendo qualche sperimentazione con miele e luppoli particolari. 

Ormai sono passati due anni e ripensando ancora rimane sorpreso, come una semplice idea scaturita da una passeggiata tra i boschi lo abbia portato a produrre in soli quattro mesi più di 200lt di birra.

Simone ci rivela che quando fù “folgorato” dall’idea di prodursi la birra sinceramente non ne era un grande amante, anzi non è che li piacesse pure tanto, ora invece e diventata per lui una grandissima passione, ma soprattutto è diventata una cosa che lì da più soddisfazioni in assoluto e a detta sua la cosa che gli sta riuscendo meglio.

Ammette che prodursi la birra è una procedura faticosa che impegna molto tempo però non riesce a descriverci l’immensa soddisfazione che si prova a fine cotta quando si constata che si è fatto tutto perfettamente, aspettando con trepidazione la fine della maturazione per verificare se tutto quel lavoro è andato a buon fine.

La tenacia e la costanza a Simone non manca e ci racconta che se anche una cotta non gli riesce “buona” non si abbatte mai, ma tutto questo crea in lui lo stimolo per raggiungere il risultato perfetto.

In conclusione aspettando di degustare le birre da lui prodotte mi viene spontaneo chiedere a Simone:

Qual è il tuo sogno?

Lui mi confida che il sogno suo più grande sarebbe quello di far diventare questa sua passione un lavoro, e conclude dicendomi che per lui darebbe la cosa riuscire a vivere di una passione cosi grande.

Chiudo questa mia intervista augurando a Simone di raggiungere il suo obbiettivo, realizzando cosi il suo sogno.  

 

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