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Paolo Perrella del Cantaloop

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La nostra intervista al birraio e fondatore di Cantaloop birrificio Minimo

 

Paolo Perrella

In occasione del Dies Aceli 2013, tenutosi a Castelcucco in Giugno, abbiamo avuto l’occasione di conoscere Paolo Perrella ( in foto a sinistra ) e la sua compagna Elide Braccio, fondatori del Cantaloop birrificio Minimo.

Ve li vogliamo presentare:

Parlaci di te:

Salve mi chiamo Paolo Perrella, sono laureato in Chimica Applicata all’Università degli studi di Firenze.

Provengo da una famiglia che ha da sempre alle spalle una storia legata alle produzioni alimentari di qualità, prediligendo un approccio locale, sostenibile.  

Come è nata l’idea di aprire un birrificio e quali esperienze hanno nutrito la tua passione per la birra artigianale?

Avevo assaggiato birre artigianali a Firenze ai tempi dell’università, ma è soltanto nel 2009 che c’è stata la scintilla.

Mi ero da poco trasferito a Teramo, in cerca di lavoro, la città dove la mia compagna, Elide Braccio, frequentava il corso di laurea in Comunicazione Artistica e Multimediale, ed insieme siamo entrati in contatto con questo mondo fantastico.

L’iniziale riscoperta curiosità è diventata qualcosa d’altro anche grazie all’incontro con Luigi Recchiuti, mastro birraio del microbirrificio Opperbacco.

Abbiamo trascorso del tempo insieme ed approfondito la conoscenza con materie prime e stili birrai.

Quando hai concretizzato la tua idea?

Subito dopo anche grazie al fatto che un locale a destinazione d’uso artigianale appartenente alla mia famiglia si era liberato in Molise, la terra da cui entrambi proveniamo, abbiamo deciso insieme di assecondare l’idea e lasciare che si tramutasse in un concreto pensiero imprenditoriale.  

Sala Cotta Cantaloop

Lo rifaresti?

Si lo rifaremmo con molto entusiasmo.

Spiegaci perché Cantaloop da dove deriva?

Il nome deriva da beh sicuramente da Cantalupo nel Sannio, il paese in provincia di Isernia dove è situato il laboratorio. Poi era simpatico il rimando nella radice del nome al luppolo e da lì abbiamo sviluppato una brand identity basata sul concetto di loop, circolo continuo che ci contraddistingue, fatto dalle impronte che due bicchieri hanno lasciato sulla tovaglia.

L’impianto ha una capacità nominale di 3 hl, della BBC inox di Possagno (TV).

Produzione annua?

Abbiamo appena aperto ed ancora non siamo a pieno regime. Ve lo faremo sapere!

E’ presente un punto di mescita?

No, al momento è presente un piccolo punto di rivendita delle bottiglie prodotte.

Come riassumeresti la filosofia del tuo birrificio?

Abbiamo denotato la nostra attività come “birrificio minimo” questo vuoi per le ridotte dimensioni del locale vuoi anche per il minimo apporto umano e di lavorazioni necessarie alla produzione, cercando di arrivare al cliente, e a gratificare la sua soddisfazione, con un prodotto ricercato, di nicchia, mirato.

La tua produzione, quante e quali birre hai ora in produzione “stili e caratteristiche”?

Attualmente abbiamo in produzione quattro tipologie di birra: una golden/brown ale, la r’amata, una weizendunkel, la ianara, una tripel, la tre croci, ed una imperial stout, la taboo. Abbiamo guardato agli stili che più ci interessavano cercando di avere una gamma sempre attraente e mai scontata.  

Tipologia di distribuzione “fusti bottiglie”?

Per adesso abbiamo soltanto bottiglie a disposizione. Il prossimo step, anche per le richieste pervenuteci, sarà l’infustamento per alcune birre.  

Dove si possono trovare le tue bottiglie?

Le nostre birre si possono trovare direttamente nel nostro locale di produzione sito in Via Taverna, 18 a Cantalupo nel Sannio, oppure presso alcuni ristoranti sparsi nel territorio tra Campobasso ed Isernia, che hanno pensato bene di implementare la loro proposta ristorativa anche integrando le nostre birre nei loro menù.

In che modo avviene la promozione delle birre?

Qualsiasi canale comunicativo è importante e cerchiamo di non ignorarne nessuno. Molto gratificante è il passa-parola tra la gente che spinge le persone a venirci a trovare.

Il tuo cavallo di battaglia?

Siamo soddisfatti di tutta la gamma di birre prodotte, se proprio ne volessimo citare una sarebbe sicuramente la taboo, nera, alcolica, amara e tosta.

C’è una birra che non hai mai prodotto ma la vorresti tanto fare?

Molti ci chiedono se abbiamo IPA in produzione.

Perché non l’hai mai prodotta?

Sono birre che apprezziamo, però penso che al momento il panorama sia un po’ troppo inflazionato dalla presenza di molte birre prodotte secondo questo stile. Poi magari un giorno la facciamo anche noi come evoluzione della nostra linea, chissà!

C’è una birra che hai assaggiato prodotta da altri che ti ha fatto esclamare perché non l’ho fatta io?

Una birra che mi ha entusiasmato è stata sicuramente la edizione speciale della 10 e lode del microbirrificio Opperbacco: scura, forte ripassata in botti di Montepulciano dopo aver acquisito sentori di sigaro toscano in maturazione. Praticamente gran parte dei miei interessi in un prodotto unico.

Cosa ne pensi della forte espansione della birra artigianale in Italia?

Penso che le possibilità combinative delle materie prime e gli sconfinati scenari lascino ampi spazi alla proliferazione di questo tipo di attività, anche in una regione come la nostra, il Molise, dove il consumo di birra commerciale pro-capite è tra i più alti in Italia.

Progetti futuri?

Abbiamo iniziato da poco arrivando quasi in ritardo per l’estate. Ora dobbiamo lavorare, sodo!

Sogno nel cassetto?

Il Cantaloop Hard-Rocin’ Festival? Scherziamo o forse no?

 

 

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