Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie policy

Nonsolobirra.net 

Cel. 340.7132588 

 Email: info@nonsolobirra.net

Quattro chiacchiere con Stefano di Stefano del birrificio Argo

Scritto da
Categoria:
primi sui motori con e-max

Andiamo a conoscere Stefano di Stefano birraio del birrificio Argo  

Stefano di StefanoAbbiamo il piacere di intervistare il mastro birraio del Birrificio, Argo Stefano di Stefano (in foto) 

Ciao Stefano,

noi di Nonsolobirra.net siamo molto interessati a conoscere il birraio perché riteniamo le birre artigianali siano un’estensione della personalità di chi le produce, iniziamo la nostra intervista chiedendo di parlarci di te.

Quando e com’è nata in te la passione per la birra?

La mia passione per la birra risale a molto tempo fa… circa negli anni 2000… Tutto è iniziato da quando per la prima volta sono andato al Birrificio Italiano che distava pochi km da casa mia, e in quel luogo ho scoperto l’esistenza della birra artigianale.

Da quel momento in poi ho iniziato ad assaggiare sempre più birre artigianali che andavo a comprare nei beer shop e poi pian piano a fronte di questa passione crescente ho iniziato a fare la birra in casa.

Di cosa ti occupi precisamente in birrificio?

Di tutta la produzione. Creo le ricette, scelgo le materie prime e le tempistiche produttive.

Il nome Argo deriva da?

Nella mitologia Argo è il nome della nave con cui gli Argonauti andavano alla ricerca del vello d’oro. Noi abbiamo voluto mantenere l’idea di viaggio come ricerca e scoperta di nuovi stili e birre. Come simbolo però abbiamo scelto un dirigibile perché al contrario della nave il dirigibile non ha ostacoli, va ovunque. Ci piace viaggiare e andare a visitare birrifici in ogni luogo in cui ci troviamo.

Quali sono i caratteri distintivi del birrificio?

Qualità massima e professionalità. Creazione di birre apparentemente semplici ma non banali, molto aderenti allo stile, birre da bere volentieri!

Parlaci degli altri aspetti del birrificio.

Quante e quali persone lavorano in Argo?

Oltre a me c’è Veronica che mi aiuta in produzione e si occupa di tutto ciò che serve per fare andare avanti la baracca! Siamo solo in due per cui facciamo tutto noi!

Che tipo di impianto utilizzate?

Abbiamo una sala cottura creata da Paolo de Martin ditta Soci’s da 10 hl con tre tini alimentata a vapore. La cantina è composta da due fermentatori da 20hl e uno da 10 hl (per il momento…)

Abbiamo anche una imbottigliatrice isobarica da 700 bottiglie/ora, due tank acqua calda e acqua fredda e un impianto di depurazione acqua ad osmosi inversa.

Ovviamente molti appassionati saranno curiosi di sapere qualcosa sulle birre in produzione.

Puoi farmi una rapida rassegna della gamma del birrificio, magari con qualche informazione aggiuntiva, non ricavabile dal sito web e da altri strumenti promozionali?

Terzo Tempo: è una cream ale, tipologia poco conosciuta in Italia ma anche nella sua terra d’origine gli Stati Uniti.

Ho scoperto questo stile durante uno stage che ho fatto al Bell’s Brewery in Michigan. John Mallett mi ha portato ad un festival e lì ho assaggiato la crem ale Spotted Cow del birrificio New Glarus che vende solo nel Wisconsin…

La caratteristica della cream ale è l’impiego dei fiocchi di mais che bilanciano l’amaro dei luppoli.  

Milva: le red ale sono uno stile irlandese ma le imperial sono versioni estremizzate delle red ale.

L’ho scoperta durante un tour della California.

E’ più complessa di una IPA perché c’è un bilanciamento fra i malti e i luppoli impiegati.  

Aran: l’ho voluta fare perché non esiste solo la Guinness!

Un omaggio all’Irlanda, terra che amo molto.  

Notavo che le bottiglie sono disponibili esclusivamente nel formato da 33cl. E’ una scelta motivata da?

Per il momento abbiamo iniziato con questo formato perché è molto versatile e giovane.

Le nostre bottiglie non sono particolari o ricercate sono “bottiglie da birra”, abbiamo preferito non comprare bottiglie costose per cercare di non spalmare il costo della stessa sul prezzo del consumatore finale.

In programma comunque c’è anche un altro formato…  

Estendo e completo la precedente domanda chiedendoti qual è la fonte di ispirazione per i nomi delle tue birre?

Noi siamo tre soci e ognuno di noi in modo molto democratico ha scelto il nome di una birra.

Io ho scelto Terzo Tempo, Marco Milva e Veronica Aran.

Aran: è un insieme di tre isole situate di fronte alla baia di Galway in Irlanda. Sono posti suggestivi e stupendi sempre sferzati dal vento. L’immagine dell’etichetta ritrae tre pescatori intenti a sorreggere un currach che è l’imbarcazione tipica delle isole. Il fondo della barca è fatto di pece, pece nera come la stout!

Milva: rossa come i capelli della famosa cantante, un po’ retrò come il nostro logo e la grafica.

Terzo Tempo: è quando a fine partita di rugby le due squadre si ritrovano al pub a bere in compagnia, non c’è più un vincitore o un vinto, si è tutti insieme a bere! A me piace il rugby e la birra che ho creato è perfetta per essere bevuta insieme agli amici.

Il tuo cavallo di battaglia? Perché?

La birra di cui sono più soddisfatto per il momento è Aran, la mia Irish Stout. Credo di essere riuscito a creare una birra molto beverina ma non watery, bilanciata e con una bella schiuma.

Da ciò che ho visto in questi mesi parlando con chi l’ha provata piace anche a chi di solito non ama le stout oppure non le vuole neanche assaggiare perché crede che siano “pesanti” e molto alcoliche.

Aran è tutto il contrario, una birra da 4,5% che piace un po’ a tutti, in perfetto stile irlandese, ideale per una serata con amici al pub!

Che cosa ricerchi e cosa pretendi nelle tue birre?

Nelle mie birre voglio bevibilità, attinenza allo stile di riferimento e con il Birrificio Argo ho deciso di recuperare certi stili che non sono “di massa” o che comunque non sono molto noti.

Ricerco la varietà e la qualità massima.  

Argo Birra

In birrificio è presente un punto di mescita?

Non ancora ma ci piacerebbe fare una piccola area degustazione con mescita, è il nostro prossimo progetto.

Ovviamente se qualcuno ci viene a trovare, o dalla bottiglia o spillata direttamente dal fermentatore la pinta non si nega a nessuno!

Dove e possibile trovare in commercio le tue birre?

Sicuramente si possono sempre trovare da Kikko in Via D’Azeglio a Parma perché Marco è uno dei soci di questo locale ma è anche il terzo socio di Argo.

Ultimamente siamo da:

Markett (Traversetolo Parma) Highlander Pub (Parma), 19-28 (Noceto Parma), Solo Birra (Monza), Parole di Luppolo (Piacenza), BQ (Milano), Hop&Beer (Biassono Monza e Brianza), BBB (Milano) e molti altri…

In che modo avviene la promozione dei tuo prodotti?

Usiamo vari canali e modalità. Ci piace partecipare a fiere ed eventi di settore (ad esempio IBF Milano, Madrebirra, Piacenza Birra Expo, Fiera Mastro Birraio a Santa Lucia di Piave, Festival Delle Birre di Vigevano…) oppure presenziamo a serate degustazione con le nostre birre.

Siamo presenti on line con il nostro sito e cerchiamo di tenere sempre aggiornata la nostra pagina Facebook con le ultime novità.

Aprire un micro birrificio è un po’ il sogno di tutti gli appassionati, tanto che non sono pochi coloro che poi effettivamente compiono il grande passo. Tu graviti nell’ambiente (da tempo), che consigli ti sentiresti di dare?

Mi sento di dare due consigli: studiare e fare tanta esperienza.

Ci sono talmente tanti birrifici in Italia che nascono come funghi senza una base di conoscenza tecnica birraria e come diceva in una intervista Agostino Arioli - birrificio Italiano - questa “improvvisazione” crea molte volte dei prodotti non buoni e colui che per la prima volta beve una birra artigianale può rimanere deluso da un prodotto mediocre e può indurlo a non provare più birre artigianali portando di conseguenza una perdita anche per i produttori validi e capaci.

In Italia ci sono ormai 700 birrifici artigianali ma quelli veramente validi sono pochi. Molte persone credono che lavorare in un birrificio sia facile, il mondo dell’homebrewing aiuta ma non è sufficiente per fare tutto.

Visto le tue esperienza lavorative precedenti… qual è stata la molla o la motivazione per aprire il tuo birrificio?

La molla è scattata nel momento in cui ho iniziato a fare birra in casa, come tutti gli homebrewers anche io nutrivo il sogno di aprire il “mio birrificio” a questo come dicevo in precedenza è seguito tanto studio ed esperienza fatta in due dei migliori birrifici italiani ovvero Birrificio Italiano e Lambrate.

Le difficoltà maggiori che hai incontrato iniziando la tua attività?

Siamo in Italia per cui ovviamente la burocrazia e la mancanza di finanziamento alle nuove imprese.

Quello che segue è un elenco di alcune tendenze del settore: collaborazioni tra birrifici, maturazioni in legno, utilizzo di ingredienti “del territorio”, versioni “sour”, estremizzazioni alcoliche, connubio col vino. Quali di queste correnti non saranno mai prese in considerazione da te?

Mi piacerebbe fare tutto non escudo niente.

Cosa ne pensi della forte espansione che il panorama brassicolo Italiano sta vivendo?

Da una parte questa espansione è bella e positiva perché sempre più gente ama la birra artigianale dall’altro canto però si sta perdendo il senso di fare cultura birraria, si pensa solo ai soldi e a vendere a sempre minor prezzo data la forte concorrenza.

Secondo te gli incessanti aumenti (Iva, Accisa, Materie prime) porteranno a una scrematura, o continueremo ad assistere alla fortissima espansione e al numeroso crescere di nuovi produttori?

Secondo me nonostante il carico fiscale altissimo e l’incessante aumento delle materie prime il numero dei birrifici italiani aumenterà ancora per qualche anno. Si deve considerare che, come sta accadendo da qualche anno a questa parte, molte persone con disponibilità economica “aprono il birrificio” un po’ perché è bello e un po’ perché credono di poter fare soldi a palate (cosa non vera!) per cui i soldi non sono per alcuni un impedimento al progetto.

Ovvio che si arriverà al punto in cui il mercato sarà saturo e sarà il consumatore a decidere chi andrà avanti con questa strada. Mi auguro verrà premiata la qualità e non solo il packaging o la pubblicità.

Prima di chiudere con la più classica delle domande, vorrei chiederti cosa ne pensi e di conseguenza con che criterio valuti tutti gli inviti che ricevete agli eventi che stanno ultimamente monopolizzando tutti i week end?

Ogni giorno ci arrivano via mail degli inviti per partecipare a feste ed eventi ma in generale cerchiamo di andare in priorità dove ci interessa essere, dove la birra artigianale di qualità sa essere valorizzata dagli organizzatori e dal pubblico.

Progetti futuri?

Molto molto in futuro ….lambic…???!!!

Sogno nel cassetto?

Beh ovviamente spero che il birrificio vada bene che abbia la possibilità di crescere. Se proprio devo dirti il mio sogno: trasferirmi a Big Island (Hawaii) per passare le mie giornate a fare surf e bere birra …!

In chiusura ringrazio Stefano e Veronica, per l’ospitalità a me riservata durante il nostro incontro e colgo l’occasione per augurare loro Buone Birre.

Stefano  

 

 

Design by: www.diablodesign.eu